Culto

Girolamo Marafioti, erudito del XVII secolo, nel suo libro "Croniche, et antichita di Calabria" attestava che Polistena si chiamava Santa Marina, infatti scriveva "Più al basso di S. Giorgio, nella pianura, si vede un'altra abitazione anticamente detta Santa Marina, che oggi si chiama Polistina".

Secondo Domenico Valensise, nella sua "Monografia di Polistena" smentisce gli studi del Marafioti, affermando che Polistena esisteva già ai tempi dei greci, e che il Casale Santa Marina era situato tra Polistena e San Giorgio.

Le origini del culto sono antiche e incerte, ma sembra sia stato fiorente in epoca bizantina, quando, a partire dal secolo VIII, durante l'iconoclastia dell'imperatore Leone III Isaurico, vi si stanziarono i monaci basiliani, che introdussero i culti di Santa Marina Vergine e della Madonna dell'Itria.

Polistena era feudo di Enrico VI (figlio di Federico Barbarossa) e con lui crebbe di popolazione, ampliandosi, e attorno al 1100, per influsso dei monaci basiliani, fu scelta Santa Marina Vergine di Bitinia come Patrona.

Nel più antico stemma della città di Polistena era raffigurata la Protettrice dei polistenesi con una palma che incatenava un simbolico dragone. Lo stemma fu in uso fino ai primi dell'Ottocento, epoca dalla quale si presume essere stato adottato quello attuale. Nel rame che rappresenta l'antica nostra città, del Paccichelli, riportato nell'opera "Regno di Napoli in prospettiva", si nota uno scudo che presenta l'effige della nostra Protettrice, raffigurata con i piedi che calca un dragone e stringe nella destra una palma. Ma questi simboli, secondo il Valensise, sono risultati errati, poiché si faceva confusione con Santa Margherita.

Con il terremoto del 1783 la cittadina fu rasa al suolo, compresa la Chiesa Madre dedicata alla Santa, ma alcuni reperti sono stati fortunatamente recuperati, come un'immagine della Patrona scolpita in marmo e conservata nel Duomo, o nei ruderi della Chiesa di San Rocco, agli inizi del 1900, si ritrovò un medaglione in marmo che raffigurava la Santa in veste da monaco con una palma nella mano sinistra e a fianco ad un bambino.

L'attuale Chiesa Madre è stata elevata nel 1795 in un nuovo quartiere, mentre i resti del vecchio Duomo sono stati seppelliti e/o demoliti per costruire l'odierna sede dell'INPS.

Nel campanile, la campana più piccola detta "DIN" o "Veneranda", reca la seguente iscrizione, posta nel corso della sua terza fusione avvenuta nei primi anni del 1800: "IN MONTELEONE RAFFAELE SCALAMANDRE FECE S.L.C./ SI FUSE A SPESE DELLA CAPPELLA DI S. VENERANDA/ AMMINISTRATA DAL CANONICO D. GIACINTO ZANGARI/ FATTA LA PRIMA VOLTA AL 1094 COLLA S.V.V.M./ FIGURA DI S. MARINA VERGINE RIFATTA NEL 1656 S.M.V." Questa ulteriore testimonianza ci indica che il culto di Santa Marina era ivi presente già nel 1094.


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    Santa Marina che raccomanda Polistena a Gesù Giovanni Russo, libro del 1985 ”POLISTENA NELLE IMMAGINI DI IERI”.
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    La morte di Santa Marina Antico quadro che ornava la parete del presbiterio del Duomo. Opera di A. Pagano (1834).
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    Cacciata di Fra Marino dal Convento Opera di C. Zimatore - Duomo di Polistena
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    Morte di Santa Marina Opera di C. Zimatore - Duomo di Polistena